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PELISSERO RACCONTA: IL BARBARESCO

Il Barbaresco da il nome al paese ma è anche il vino: unico e irripetibile, cresce e viene coltivato in un territorio difficile, dai confini ben delimitati, con un clima speciale e terreno fertile. Nasce dal connubio di manualità e sapienza e di tradizioni tramandate di padre in figlio, rimanendo un vino piccolo di quantità e di produzione.

Il Barbaresco è nell’Olimpo dei grandi vini italiani: è stato il quarto, nel 1981 ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.) e dal 1996 vanta un suo personalissimo disciplinare che ne regola la coltivazione, la raccolta e la produzione fino ad arrivare all’imbottigliamento, nel lento e lungo processo che occorre per poterlo gustare.

CENNI DI STORIA

Il Barbaresco fa la sua prima apparizione già nel 1799, ma il vero precursore viene dalla mente brillante di un giovane insegnante, direttore della Scuola Enologica di Alba, Domizio Cavazza che, alla fine del 1800, grazie all’apertura della Cantina Sociale del Barbaresco.

Prof. Domizio Cavazza, padre del Barbaresco – Fonte Google

Nel 1899, il generale Teobaldo Calissano, portò in parlamento un disegno di legge che si proponeva di salvaguardare i vini Barolo e Barbaresco da frodi e falsificazioni, iniziando una rudimentale azione legislativa di protezione.

Nel 1947 nasce il Consorzio di tutela per il Barolo e Barbaresco e nel 1963 si sancisce definitivamente la nascita delle denominazioni, definendo così anche l’esatto ruolo dei consorzi, che subito si adoperarono facendogli avere nel 1966 la DOC e nel 1981 la DOCG.

Grande spinta si ebbe anche grazie alla Cantina Sociale del Barbaresco che grazie ai suoi associati (oggi sono 63) si erano adoperati per migliorare e innovare i metodi di vinificazione.

LA ZONA DI PRODUZIONE E I REGOLAMENTI

La zona di produzione, delimitata per la prima volta nel 1933, comprende le municipalità di Treiso, Neive e Barbaresco e una piccola frazione di Alba, San Rocco Seno d’Elvio. In questa zona, il Nebbiolo (una delle varietà più nobili e conosciute del Piemonte) viene messo a dimora su terreni ripidi e assolati esposti ad est, ovest e sud: infatti si sconsiglia di piantalo nelle fondovalli, all’ombra e in zone umide.

Segue una regolamentazione stretta, data dal suo disciplinare: deve essere sottoposto ad un invecchiamento di almeno due anni e conservato per almeno uno in botti di rovere e di castagno. Se invece viene sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore ai 4 anni, può riportare in etichetta la dicitura Riserva, e deve essere rigorosamente confezionato in bottiglie Albeisa oppure in vetro scuro.

CARATTERISTICHE

Ha una radice decisamente più “agricola” e meno nobile del suo vicino Barolo: ogni terreno regala sfumature diverse, che donano uno stampo inconfondibile a seconda del terroir.

Appena nato è di un bellissimo rosso granata, con i tannini decisi e accesi. Il colore nel tempo tende a virare sull’aranciato. Il bouquet è caratterizzato da profumi di confettura, frutti rossi e sentori floreali. La barrique lo addolcisce arricchendolo di sfumature quali spezie, cuoio, tabacco, liquirizia e cacao.

In bocca si distingue il pregio dato dall’invecchiamento:  il Nebbiolo rimane secco, selvatico, ma armonico ed elegante.

Nella nostra cantina noi ne produciamo tre: il Barbaresco Nubiola , il Barabresco Tulin ed il Barbaresco Vanotu che esprimono e rispecchiano e rispettano tutte le caratteristiche più tipiche del vitigno Nebbiolo.

Pelissero Vini
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